Nel panorama della preparazione atletica d’élite, il concetto di overcoming isometric training (superamento della resistenza inamovibile) rappresenta un pilastro fondamentale, specialmente quando applicato a discipline che tradizionalmente sono state considerate lontane dal mondo della ghisa, come gli sport di endurance. Questo articolo di Alessandro Lonero analizza in dettaglio il ruolo dell’allenamento volto a superare la resistenza meccanica, esplorando come l’integrazione di sessioni di forza possa trasformare la performance cinetica dell’atleta di endurance, ma non solo.
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ToggleLa scienza dell’ “overcoming”: definizione e contesto

L’azione di overcoming nella forza può essere declinata in due accezioni tecniche: l’azione concentrica (dove la forza interna supera quella esterna generando movimento) e l’isometrica di superamento (spingere contro un oggetto inamovibile con intento massimale). Negli sport di endurance come il ciclismo, la corsa e il canottaggio, la capacità di superare una resistenza esterna — che sia la gravità, l’attrito dell’acqua o la resistenza dell’aria — per tempi prolungati è il determinante principale della prestazione.
Tuttavia, esiste un vuoto informativo significativo tra la teoria basata sugli sport di potenza e l’applicazione pratica per l’atleta di resistenza. Spesso, i preparatori atletici si scontrano con la tendenza a dare priorità a parametri di volume e fatica metabolica, trascurando il fatto che il miglioramento della performance derivi da una maggiore efficienza nel “superare” il carico attraverso adattamenti neuromuscolari.
Le sfide del preparatore nel concetto di overcoming

L’implementazione di un protocollo di forza focalizzato sull’overcoming deve tenere conto di tre sfide cruciali legate alla natura dell’atleta di endurance:
- Profilo di Forza: Questi atleti generalmente non possiedono le qualità di forza esplosiva tipiche degli atleti di sport di squadra o di potenza.
- Specificità dello Sforzo: Lo sport richiede sforzi submassimali sostenuti, non picchi massimali unici.
- Background di Allenamento: L’atleta di resistenza ha spesso un’esperienza limitata nell’allenamento con i pesi, il che rende la tecnica esecutiva un fattore limitante.
Per ovviare a queste carenze, è fondamentale che l’allenatore sia tecnicamente eccellente, correggendo errori comuni come la mancanza di controllo nella fase eccentrica o, più criticamente, la carenza di intento massimale nella fase di overcoming (concentrica) dell’esercizio. Molti fallimenti riportati nella letteratura scientifica riguardo agli interventi di S&C (Strength & Conditioning) negli sport di durata sono imputabili a un’esecuzione inadeguata, dove l’atleta esegue ripetizioni in modo inconsistente o senza la necessaria velocità di contrazione.
L’Intento: il cuore dell’allenamento overcoming
Un concetto chiave per massimizzare la performance è l’intento massimale durante le ripetizioni. Anche quando il carico è submassimale, l’atto di “superare” la resistenza deve essere eseguito con la massima accelerazione possibile (se il movimento è dinamico) o con la massima pressione (se isometrico). Questo garantisce il reclutamento delle unità motorie a soglia più elevata, favorendo adattamenti neurali che migliorano l’economia del gesto sportivo.
Negli sport di endurance, l’integrazione della forza dovrebbe mirare ai benefici neuromuscolari associati a carichi elevati (>80% 1RM) e alla pliometria. Questo tipo di intensità è essenziale per indurre miglioramenti significativi, ma richiede cautela: l’atleta di resistenza, non avendo le basi strutturali di un pesista, può incorrere in infortuni se lo stimolo non è dosato correttamente.
Metodologie di allenamento della forza e modalità di carico

Per strutturare un programma efficace, è necessario definire come e quando inserire le sessioni di overcoming. Di seguito è riportata una tabella che sintetizza le principali modalità di utilizzo e le progressioni consigliate per un atleta di livello intermedio/avanzato.
| Modalità | Descrizione Tecnica | Obiettivo Performance | Pro | Contro |
|---|---|---|---|---|
| Forza Massima (Concentrica) | Esercizi con carichi >85% 1RM. | Aumento della stiffness e dell’output di forza. | Massimi adattamenti neurali; miglioramento economia. | Alto stress sistemico; richiede tecnica perfetta. |
| Pliometria a Basso Impatto | Salti ed esercizi reattivi a basso volume. | Miglioramento della stiffness tendinea e reattività. | Trasferimento diretto alla corsa; basso tempo richiesto. | Rischio elevato per i tendini se non condizionati. |
| Isometria di Overcoming | Spinta massimale contro un fermo (es. Mid-Thigh Pull). | Reclutamento unità motorie senza fatica da movimento. | Bassissimo rischio infortuni; monitoraggio della forza. | Poco specifico per il movimento dinamico. |
| Carico Isotonico Pesante | Esercizi multiarticolari (Squat, Trap Bar DL). | Forza strutturale e stabilità articolare. | Base solida per tutti gli altri lavori. | Richiede tempo di recupero che può interferire con il volume. |
La gestione del volume e l’integrazione dell’overcoming
Gli atleti di endurance sono spesso definiti “mostri del volume”. Per un canottiere o un corridore, accumulare chilometri è il driver principale della performance aerobica. Il ruolo del preparatore è garantire che l’allenamento di forza supporti questo volume senza distrarre dall’obiettivo principale o generare un affaticamento tale da compromettere le sessioni specifiche sul campo.
La ricerca suggerisce che anche solo 60 minuti di S&C a settimana possono produrre miglioramenti significativi nella forza, nella potenza e nel superamento di infortuni comuni. L’approccio deve essere di “minima dose efficace”, bilanciando il rischio di infortuni derivante da intensità elevate con il premio di una performance cinetica superiore.
Esempio di programmazione: sessioni in-season
Basandosi sulla pratica clinica e sportiva, ecco una progressione di esempio per un ciclo di 6 settimane pre-evento (es. Maratona o Ironman), dove l’attenzione è rivolta al mantenimento della forza e alla prevenzione infortuni attraverso esercizi di overcoming e isometria.
| Esercizio | Tipologia | Sets x Reps | Note Metodologiche |
|---|---|---|---|
| Reverse Lunge | Forza Dinamica | 4 x 6 (per lato) | Focus su fase concentrica esplosiva. |
| Single Leg Calf Isometric | Isometria | 3 x 3 x 4s | Superamento del carico statico per stiffness. |
| Single Leg Squat from Box | Controllo e Forza | 4 x 5 | Enfasi sulla stabilità e spinta. |
| Hamstring Bridge Isometric | Isometria Angolare | 3 x 3 (3 angoli) | Prevenzione lesioni muscolari. |
Impatto sulla cinematica vs. cinetica

Un punto di riflessione cruciale per i professionisti riguarda ciò che l’allenamento della forza può effettivamente cambiare. Esiste un’evidenza limitata sul fatto che l’S&C modifichi la cinematica della corsa (la forma o lo stile del movimento). Tuttavia, i benefici sono evidenti negli aspetti cinetici: la capacità di produrre e gestire le forze durante il contatto con il suolo.
L’allenamento finalizzato al superamento della resistenza fornisce all’atleta gli “strumenti” fisici (muscoli e tendini più forti) per ottimizzare la propria economia di movimento. In sintesi, non cambiamo necessariamente come l’atleta si muove, ma miglioriamo l’efficienza con cui il corpo gestisce l’energia necessaria per quel movimento.
Conclusioni: l’importanza della comunicazione e del buy-in

Perché un programma di forza abbia successo, l’atleta deve “abbracciare” il concetto di overcoming. Molti atleti di endurance non amano la palestra. È compito del coach ascoltare le percezioni dell’atleta e adattare il programma affinché sia percepito come un supporto alle proprie ambizioni e non come un peso. Se un atleta percepisce che un certo esercizio (come la pliometria pesante) crea disagio o dolore, il rischio supera il beneficio e il preparatore deve avere l’umiltà di modificare l’approccio.
In definitiva, l’integrazione di strategie di forza per superare la resistenza rappresenta un vantaggio competitivo innegabile. Attraverso l’uso sapiente di carichi elevati, intento massimale e un volume controllato, è possibile elevare il soffitto prestativo dell’atleta, garantendo al contempo una longevità sportiva superiore. La chiave risiede nel rigore scientifico dell’applicazione, lontano da mode o sensazionalismi, puntando dritto ai meccanismi neuromuscolari che governano il movimento umano.

