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Asimmetrie tra gli arti e impatto su prestazione e rischio di infortunio

Le asimmetrie tra gli arti sono un parametro comune utilizzato in ottica performance e rtp: ma sono realmente parametri "utili"?

test su pedana di forza
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Nel campo della preparazione fisica sportiva, la misurazione e l’interpretazione delle asimmetrie tra gli arti rappresentano un tema di costante dibattito e ricerca. Per decenni, preparatori atletici e scienziati dello sport hanno cercato di comprendere se e come queste differenze laterali possano influenzare la performance atletica e, soprattutto, aumentare il rischio di infortunio.

Nonostante l’abbondanza di studi, permane una notevole confusione sul significato pratico di tali misurazioni. Il presente articolo di Alessandro Lonero mira a fare chiarezza su cosa siano le asimmetrie tra gli arti, come debbano essere interpretate e quale sia il loro effettivo ruolo nel contesto della prestazione e della prevenzione degli infortuni.

 

Cosa sono le asimmetrie tra gli arti e perché la loro misurazione è complessa?

 

leg extension monopodalico

Le asimmetrie tra gli arti (inter-limb asymmetry) si riferiscono alle differenze nelle capacità funzionali o meccaniche riscontrabili tra un arto e l’altro dello stesso individuo. Queste differenze possono manifestarsi in vari parametri, come forza, potenza, velocità, o altre metriche derivanti da test specifici (es. altezza di salto, tempo di contatto). Fondamentalmente, un’asimmetria è un rapporto, derivante dal confronto di due componenti (ad esempio, arto destro vs. sinistro; arto dominante vs. non dominante; arto infortunato vs. non infortunato).

La natura di “rapporto” delle asimmetrie rende i dati intrinsecamente “rumorosi” (noisy). Questo significa che i valori di asimmetria mostrano spesso una notevole variabilità all’interno di un gruppo di atleti, indipendentemente dal loro livello di abilità, dallo sport praticato o dal periodo dell’anno in cui vengono testati. È comune osservare deviazioni standard (SD) che superano il 50% del valore medio di asimmetria del gruppo, talvolta raggiungendo anche il 100%. Questa elevata variabilità complica la rilevazione di “cambiamenti significativi” nelle asimmetrie tra sessioni di test o nel tempo, portando erroneamente a credere che l’asimmetria sia una caratteristica piuttosto consistente. Tuttavia, questa percezione è fuorviante: a livello individuale, le differenze possono essere molto ampie e variabili.

È cruciale ricordare che l’asimmetria è altamente task-specifica e metric-specifica. Questo significa che un’asimmetria del 10% in un test di salto non si tradurrà necessariamente in un’asimmetria del 10% in un test di cambio di direzione. Allo stesso modo, all’interno dello stesso test (ad esempio, un drop jump unilaterale), monitorando altezza di salto, tempo di contatto e forza reattiva, si otterranno valori di asimmetria diversi per ciascuna metrica. Questa specificità rende difficile l’applicazione di soglie universali o la generalizzazione dei risultati tra diverse misurazioni.

 

Metodologie per il calcolo delle asimmetrie tra gli arti: distinzioni essenziali

 

test isocinetico monopodalico

Quando si decide di misurare le asimmetrie tra gli arti, è fondamentale adottare metodologie di calcolo appropriate, che dipendono dal tipo di test eseguito: bilaterale o unilaterale. Sebbene non esista un approccio universalmente “giusto o sbagliato”, alcune logiche di calcolo si sono dimostrate più razionali.

  • Test Bilaterali. In un test bilaterale (es. salto con contro-movimento bilaterale, CMJ), entrambi gli arti contribuiscono simultaneamente alla produzione di un output totale (es. forza o impulso). In questo contesto, l’asimmetria tra gli arti può essere meglio valutata in relazione al valore totale prodotto.
    • Esempio di Calcolo (Forza Picco in un CMJ Bilaterale):
      • Arto Destro = 675 N; Arto Sinistro = 600 N
      • Formula: (Maggiore – Minore) / (Totale) * 100
      • Calcolo: (675 – 600) / (675 + 600) * 100 = 5,9%
  • Test Unilaterali. Nei test unilaterali (es. salto con contro-movimento unilaterale), non vi è una forza di reazione al suolo diretta dall’arto non coinvolto nell’azione. Pertanto, l’interpretazione della differenza tra gli arti non necessita di essere rapportata a una somma totale. In questo caso, l’asimmetria è semplicemente una differenza percentuale.
    • Esempio di Calcolo (Forza Picco in un CMJ Unilaterale):
      • Arto Destro = 850 N; Arto Sinistro = 700 N
      • Formula: (Maggiore – Minore) / (Maggiore) * 100
      • Calcolo: (850 – 700) / 850 * 100 = 17,6% (nota: l’esempio nel testo originale usava 800 N per l’arto destro per il calcolo, risultando 12.5%, ma ho corretto per coerenza con l’esempio dato)

Queste distinzioni sono cruciali per garantire che il calcolo delle asimmetrie tra gli arti sia il più accurato e significativo possibile.

Asimmetrie tra gli arti e prestazione atletica: un legame debole

 

Nonostante l’interesse diffuso, la ricerca suggerisce che l’impatto delle asimmetrie tra gli arti sulla prestazione atletica è probabilmente meno significativo di quanto si pensi. Numerosi studi correlazionali hanno esplorato l’associazione tra l’asimmetria in un compito (es. salto) e la performance in un altro (es. velocità lineare o cambi di direzione). Tuttavia, le correlazioni “significative” sono raramente superiori a un’intensità “moderata” e la maggior parte di questi studi è stata condotta in un singolo punto temporale, sollevando dubbi sulla stabilità di tali associazioni nel tempo. Dati longitudinali limitati suggeriscono che i risultati potrebbero non essere gli stessi se testati a distanza di un mese.

Una recente meta-analisi ha esaminato l’efficacia degli interventi di allenamento nel ridurre le asimmetrie tra gli arti. I risultati hanno mostrato che tali interventi hanno prodotto solo piccole riduzioni delle asimmetrie rispetto a un gruppo di controllo. Ancora meno studi hanno poi investigato come questi cambiamenti nelle asimmetrie abbiano influenzato i risultati di prestazione. Ad esempio, uno studio di Sannicandro et al. ha dimostrato che una combinazione di esercizi di forza e equilibrio era molto efficace nel ridurre l’asimmetria nel salto in giovani tennisti, ma senza alcun miglioramento successivo nei tempi di velocità lineare o di cambio di direzione. Pertanto, l’evidenza che collega le asimmetrie tra gli arti alla prestazione atletica è, al momento, “tenue, nel migliore dei casi”.

 

Asimmetrie tra gli arti e rischio di infortunio: demistificare le soglie

 

cmj su pedana di forza

Una delle questioni più dibattute riguarda l’esistenza di una soglia di asimmetria che indichi un aumentato rischio di infortunio. La pratica comune di utilizzare un cut-off del 10% (o in passato del 15%) per segnalare la necessità di un intervento è ampiamente diffusa, ma le sue origini e la sua rilevanza sono contestabili.

Storicamente, alcuni studi degli anni ’90 suggerivano che un’asimmetria del 15% potesse essere un indicatore di rischio di infortunio, un’idea che si è diffusa nella comunità accademica attraverso citazioni ripetute. Successivamente, questo valore si è spostato al 10%, con lo studio di Kyritsis et al. come esempio classico. Tuttavia, data la natura “rumorosa” dell’asimmetria e l’incapacità degli studi di concordare su un’unica cifra, è difficile stabilire se si otterrebbe lo stesso valore di asimmetria se il test fosse ripetuto una o due settimane dopo.

 

Soglie fisse: non sono la soluzione?

 

I problemi nell’utilizzo di soglie fisse per le asimmetrie tra gli arti sono molteplici:

Problema Descrizione Riferimento
Mancanza di Consenso Scientifico La letteratura non concorda su un’unica soglia specifica per l’asimmetria.
Dati Basati su Misure di Esito vs. Strategia Gran parte dei dati sull’asimmetria in studi sugli infortuni si basa su misure di esito (es. distanza o altezza di salto), meno sensibili al cambiamento rispetto alle metriche di strategia. Le asimmetrie potrebbero mascherare deficit persistenti durante la riabilitazione.
Asimmetria Task-Specifica Un valore di asimmetria del 10% in un test non può essere generalizzato a un altro test. L’asimmetria è specifica per il compito che si sta eseguendo.
Asimmetria Metric-Specifica Anche all’interno dello stesso test (es. drop jump unilaterale), le asimmetrie in altezza di salto, tempo di contatto e forza reattiva avranno valori diversi. Non è possibile applicare una soglia unica a metriche diverse.
Variabilità Intra-Individuale Elevata L’asimmetria può cambiare considerevolmente da sessione a sessione, specialmente a livello individuale, anche senza interventi. Questo rende difficile stabilire se un cambiamento osservato sia “reale” o semplicemente dovuto alla normale variabilità.

 

Una “red flag” non sempre così chiara

 

Considerando questi punti, l’idea che un’asimmetria, da sola, possa fungere da “bandiera rossa” per un intervento è sconsigliata. Nessun singolo fattore o variabile in isolamento dovrebbe essere considerato un fattore di rischio sufficiente per segnalare un intervento. Ad esempio, lo studio di Kyritsis et al. ha identificato sei test clinici di dimissione che dovevano essere soddisfatti per i calciatori professionisti per ridurre il rischio quadruplicato di subire una seconda rottura del LCA. Nessuno di questi test, presi singolarmente, aveva capacità predittive, evidenziando come l‘informazione fornita da una singola metrica in un singolo test sia limitata.

Professionisti esperti suggeriscono che il monitoraggio delle asimmetrie è solo un “pezzo del puzzle” della performance. È probabile che la caratteristica fisica della “forza” sia più importante da monitorare per prendere decisioni sulle differenze tra gli arti. Un arto persistentemente più debole dovrebbe essere visto come una “finestra di opportunità” per aumentare la sua capacità.

Inquadrare le asimmetrie nel contesto della riabilitazione (RTP) vs. prestazione

 

single leg drop to box jump

La prospettiva sulle asimmetrie tra gli arti cambia in modo significativo se considerata nel contesto di atleti in riabilitazione (Return To Play, RTP) rispetto ad atleti sani. Non si tratta di una delineazione netta, ma piuttosto di un continuum di monitoraggio.

Per gli atleti con un infortunio grave, l’asimmetria è presente per una ragione molto specifica. Uno dei due arti infatti è attualmente incapacitato. Questo fornisce il contesto necessario per comprendere perché grandi differenze tra gli arti possano essere evidenti. In questi casi, il miglioramento della capacità dell’arto infortunato è essenziale per consentire all’atleta di riprendere l’allenamento e la competizione.

Il monitoraggio dell’entità dell’asimmetria durante il percorso di riabilitazione è una pratica ovvia. Infatti, fornisce un contesto dell’arto infortunato rispetto all’altro. Tuttavia, come per tutti i rapporti, questo non dovrebbe essere fatto utilizzando solo il valore percentuale, ma in combinazione con i punteggi grezzi degli arti.

È interessante notare che, negli atleti sani, la direzione dell’asimmetria (cioè quale arto si comporta meglio) può cambiare tanto quanto la sua entità. Pertanto, per gli atleti vicini al ritorno all’allenamento (una volta che i deficit di capacità sono stati ripristinati), è consigliabile monitorare sia la direzione che l’entità dell’asimmetria. Questo è meno cruciale nelle prime fasi della riabilitazione, dove la ragione dell’asimmetria è chiara.

 

Una tabella riassuntiva

 

Nella seguente tabella riassumiamo i vari scenari e le interpretazioni possibili.

Scenario Interpretazione
L’arto non infortunato è ancora favorito Permangono deficit di capacità nell’arto infortunato. Ulteriori interventi riabilitativi sono necessari.
La direzione dell’asimmetria “oscilla” tra i lati Se i punteggi grezzi non sono drasticamente ridotti rispetto allo stato di salute pre-infortunio, questo può indicare fluttuazioni nella variabilità della performance, piuttosto che un deficit persistente significativo.
L’arto precedentemente infortunato è ora più performante Sembra improbabile, ma non impossibile. In questo caso, è fondamentale confrontare i dati con i punteggi pre-infortunio per essere certi che la capacità complessiva di entrambi gli arti non sia diminuita. La simmetria degli arti ha poco valore se l’atleta è sostanzialmente più debole di prima dell’infortunio.

È fondamentale comprendere che la simmetria degli arti, da sola, ha poco significato se la capacità complessiva dell’atleta è diminuita rispetto al periodo pre-infortunio. L’obiettivo primario deve essere il ripristino della capacità funzionale complessiva.

Quando un’asimmetria è considerata “reale”?

 

Data la natura “rumorosa” delle asimmetrie, come si può discernere se una differenza osservata è “reale” o semplicemente una fluttuazione casuale? Un principio suggerito è che un’asimmetria può essere considerata “reale” se la differenza tra gli arti è maggiore della variabilità intra-arto (misurata dal Coefficiente di Variazione, CV).

Esempio Ipotetico:

  • Atleta 1. CV arto destro = 3,5%; CV arto sinistro = 2,9%; Asimmetria = 6,2%
    • In questo caso, l’asimmetria (6,2%) è maggiore di entrambi i valori di CV degli arti.
  • Atleta 2. CV arto destro = 6,7%; CV arto sinistro = 3,5%; Asimmetria = 5,5%
    • Qui, l’asimmetria (5,5%) non è maggiore del CV dell’arto destro (6,7%).

Questo non significa che si debba intervenire immediatamente per l’Atleta 1. Tuttavia, se gli atleti continuano a mostrare asimmetrie “reali” durante i protocolli di test settimanali e lo stesso arto sottoperforma persistentemente per un periodo prolungato (ad esempio, 4-6 settimane), i professionisti potrebbero considerare di approfondire la questione. La domanda da porsi è: è semplicemente un effetto collaterale dello sport praticato nel tempo? Oppure è un vero problema di capacità che richiede ulteriore indagine?

Le discussioni con i colleghi, prendendo in considerazione tutti i fattori associati (stile di vita, storia di allenamento e infortuni, protocolli di test, ecc.), sono essenziali per formulare una risposta contestualizzata e un piano d’azione.

 

Conclusioni: le asimmetrie tra gli arti come parte di un quadro olistico

 

single leg box jump

Le asimmetrie tra gli arti sono un fenomeno intrinseco all’atletica. La loro misurazione, sebbene complessa e “rumorosa”, può fornire informazioni utili se interpretata correttamente. È fondamentale per i professionisti del settore comprendere che:

  • Le asimmetrie tra gli arti sono raramente un fattore determinante per la prestazione atletica di per sé, e il loro legame con gli infortuni è più sfumato di quanto spesso si creda, soprattutto se si utilizzano soglie arbitrarie.
  • La specificità del compito e della metrica rende impraticabile l’applicazione di soglie universali.
  • Nel contesto della riabilitazione, il monitoraggio delle asimmetrie tra gli arti è prezioso per valutare il progresso, ma deve essere sempre affiancato dai punteggi grezzi e dall’obiettivo di ripristinare la capacità funzionale complessiva.
  • Un’asimmetria è “reale” e meritevole di attenzione se supera la variabilità intra-arto e persiste nel tempo, ma la decisione di intervenire deve essere contestualizzata e basata su un’analisi multifattoriale.

In definitiva, le asimmetrie tra gli arti non sono una “soluzione miracolosa” per migliorare la performance o giudicare la prontezza al ritorno in campo. Sono un ulteriore tassello nel complesso mosaico della preparazione atletica. Questa richiede un approccio scientifico, critico e olistico. L’esperienza pratica e la capacità di integrare diverse fonti di dati rimangono le competenze più preziose per i preparatori atletici che operano in questo campo in continua evoluzione.

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Alessandro Lonero
Preparatore fisico 360 Futsal. Esperto di allenamento in palestra, preparazione fisica e nutrizione segue atleti professionisti e lavora nel futsal professionistico. Cura nel dettaglio il programma nutrizionale e la periodizzazione dei carichi di allenamento di tantissimi atleti professionisti e amatori.
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