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Speed training: cosa “copiare” dall’atletica leggera?

Lo speed training è fondamentale. Cosa possiamo imparare dall'atletica leggera per riportarla negli sport di squadra?

sprint
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Lo speed training, inteso come lo sviluppo della capacità di produrre forza in tempi ridottissimi, è diventato negli ultimi anni il fulcro della prestazione atletica. Tuttavia, il trasferimento dei metodi dall’atletica leggera (track and field) agli sport di squadra non può essere una mera duplicazione, ma richiede l’estrazione e l’adattamento di principi biomeccanici fondamentali.

In questo articolo di Alessandro Lonero cerchiamo di comprendere i principi comuni che possiamo utilizzare per migliorare le performance negli atleti di sport di squadra.

 

Fondamenti biomeccanici e trasferimento della forza nello speed training

 

partenza dai blocchi

Il nucleo dello speed training efficace risiede nella comprensione delle forme, delle posizioni e dei pattern di trasmissione della forza associati all’accelerazione e alla corsa ad alta velocità. Mentre un atleta di sport di squadra, come un giocatore di basket o un calciatore, non sprinterà mai con l’esatta tecnica di un centometrista, i concetti di applicazione della forza orizzontale e di mantenimento di posizioni corporee ottimali rimangono universali.

L’obiettivo primario è l’efficienza biomeccanica, che non solo massimizza la performance ma funge da protocollo di prevenzione degli infortuni. Posizioni corrette, supportate da una adeguata stabilità del core e forza dei flessori dell’anca, permettono una longevità atletica superiore. Come suggerito da esperti del settore, un movimento che “appare corretto” visivamente è spesso un movimento che funziona efficacemente dal punto di vista fisiologico.

 

Metodologie di allenamento: dalla pista al campo

 

speed ladder

Per implementare uno speed training di qualità, è necessario diversificare la “cassetta degli attrezzi” dei movimenti, superando il limite delle partenze stazionarie, rare negli sport di squadra. L’atletica ci insegna l’importanza della meccanica verticale e dell’elevazione delle ginocchia (front side mechanics), che devono essere integrate in contesti dinamici.

Modalità di esercizio Obiettivo principale Descrizione tecnica Pro Contro
Build-up Run Transizione meccanica Accelerazione graduale passando da un angolo basso a una posizione verticale. Migliora la fluidità nella transizione tra fasi di corsa. Richiede ampi spazi, difficili in alcuni contesti indoor.
High Knee Buildup Meccanica verticale Corsa a ginocchia alte sul posto seguita da una transizione in corsa veloce. Enfatizza il “front side lift” e la postura eretta. Può risultare artificiale se non ben contestualizzata.
Sprint-Float-Sprint Resistenza alla velocità Accelerazione (20m), mantenimento (20m), ri-accelerazione (20m). Simula i cambi di ritmo tipici dei giochi di squadra. Elevato carico neurale; richiede recuperi completi.
Drop-in Starts Accelerazione dinamica Partenza in movimento con caduta controllata nel vettore di accelerazione. Più specifica per le situazioni di gioco rispetto alle partenze statiche. Difficile da standardizzare per il monitoraggio.

La gestione del “Middle Ground” e delle zone di intensità nello speed training

 

sprint drills

Un errore comune nello speed training moderno è l’ossessione esclusiva per la velocità massimale, trascurando quello che viene definito il “terreno di mezzo”. Gli atleti operano frequentemente in zone di intensità sub-massimale che possiedono un valore intrinseco nel loro spettro di performance. Il concetto delle cinque zone di velocità di ALTIS sottolinea la necessità di esporre gli atleti a vari livelli di stress gravitazionale e durate prolungate.

Questa esposizione non è solo fisica, ma esperienziale. Preparare un atleta al “senso di fatica” (stato lattacido) è cruciale: un difensore che affronta un’offensiva rapida deve conoscere la sensazione delle “gambe pesanti” per non subire un crollo psicologico e fisico durante la gara. Pertanto, un approccio olistico deve bilanciare lo sviluppo della capacità aerobica con l’accettazione dello sforzo lattacido, creando un bagaglio di esperienze sensoriali completo.

 

Strategie di comunicazione nello speed training e cueing motorio

 

L’efficacia dello speed training è strettamente legata alla qualità della comunicazione tra preparatore e atleta. La tendenza al sovraccarico di informazioni (over-cueing) può essere controproducente, portando l’atleta a dipendere eccessivamente dalle istruzioni esterne e inibendo l’apprendimento autonomo. L’obiettivo deve essere la creazione di un ambiente di “auto-scoperta” guidata.

L’utilizzo di “parole motorie” (motoric words) e suoni è una tecnica derivata dai migliori allenatori di atletica per innescare risposte immediate.

Tipologia di Cue Esempio Obiettivo Cinematico Meccanismo d’azione
Uditivo / Onomatopeico “Pop” o “Ba” Contatto rapido al suolo. Riduce i tempi di latenza neurale e enfatizza la reattività.
Metaforico / Visivo “Il terreno scotta” Riduzione del tempo di appoggio. Crea un’immagine mentale che induce una risposta elastica naturale.
Cinestetico Sperimentale Med ball knee punch Meccanica frontale (ginocchio verso l’alto). Utilizza un feedback fisico (contatto con la palla) per correggere la traiettoria dell’arto.
Esortativo “Boom!” Esplosività in accelerazione o lanci. Aumenta il reclutamento delle unità motorie attraverso l’intensità sonora.

È fondamentale che il preparatore sperimenti personalmente questi movimenti per comprendere le sensazioni e trasmettere istruzioni precise basate sull’esperienza diretta. Un cue efficace è spesso semplice e difficile da interpretare erroneamente.

Profilazione e valutazione della performance

 

lavoro di velocità

Nello speed training, la scelta di cosa misurare determina la direzione del programma. Se l’obiettivo è migliorare la performance orizzontale, è imperativo misurare direttamente i vettori orizzontali. Sebbene esistano correlazioni tra test verticali e orizzontali, la specificità della misurazione rimane il “gold standard”.

L’utilizzo di pedane di forza e sistemi di rilevamento della velocità di distacco (takeoff velocity) fornisce dati preziosi, ma ogni misurazione deve tradursi in un’azione pratica nel programma di allenamento. La profilazione non deve essere un esercizio accademico fine a se stesso, ma uno strumento per comprendere se i dati raccolti offrono intuizioni realmente utili per l’atleta.

Strumento / Metodo Parametro misurato Utilità clinica/agonistica Considerazioni pratiche
Sprint Profiling (JB Morin style) Rapporto forza/velocità orizzontale Identifica se l’atleta è limitato dalla forza o dalla velocità. Richiede software specifici o radar/GPS ad alta frequenza.
Pedane di forza (Force Plates) Forze di reazione al suolo (verticali/orizzontali) Analisi dettagliata della produzione di potenza. Costose e spesso limitate a test in laboratorio o in palestra.
Jump Mats / Tappeti di salto Altezza del salto e tempi di volo Valutazione della potenza esplosiva verticale. Semplici da usare sul campo per test di gruppo rapidi.
GPS e Tracking ottico Velocità di punta e volumi di sprint Monitoraggio del carico esterno durante la competizione. Indispensabile per gestire il “middle ground” e le esposizioni massimali.

Speed training e integrazione del contesto sportivo

 

sprint in pista

Infine, lo speed training negli sport di squadra non può prescindere dal contesto tecnico. Il possesso di una palla, la presenza di avversari o la necessità di reagire a stimoli esterni modificano profondamente la meccanica di corsa. Integrare i concetti dell’atletica significa capire come questi si intersecano con le fasi di gioco, sia “on the ball” che “off the ball”.

Un approccio olistico rispetta la scienza ma non ne rimane schiavo, bilanciando la letteratura scientifica con l’esperienza vissuta dell’atleta nel suo ambiente professionale. L’empatia e la comprensione del carico mentale dell’atleta permettono di affinare la programmazione per renderla non solo efficace ma sostenibile nel lungo periodo.

 

Conclusioni

 

corsa su pista

In conclusione, lo speed training per gli sport di squadra rappresenta una sintesi intelligente tra la precisione tecnica dell’atletica leggera e la fluidità caotica del gioco di squadra. Estrarre i principi corretti, applicarli attraverso progressioni metodiche e comunicarli con semplicità sono le chiavi per elevare il potenziale atletico di ogni professionista dello sport.

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Alessandro Lonero
Preparatore fisico 360 Futsal. Esperto di allenamento in palestra, preparazione fisica e nutrizione segue atleti professionisti e lavora nel futsal professionistico. Cura nel dettaglio il programma nutrizionale e la periodizzazione dei carichi di allenamento di tantissimi atleti professionisti e amatori.
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