La mobilità nell’atleta

La mobilità è sicuramente uno dei fattori chiave in grado di garantire elevate prestazioni, ma soprattutto di ridurre il rischio di infortuni per l'atleta.
Banner Orizzontale

Si parla spesso di mobilità articolare e dell’importanza del suo sviluppo nello sport. Come sappiamo esso è uno dei fattori chiave nella valutazione funzionale dell’atleta. E’ anche uno dei principali parametri presi in considerazione nel ridurre il rischio di infortuni.

Nel Webinar “Mobility Training”, abbiamo analizzato i vari aspetti legati allo sviluppo della mobilità e la sua importanza in relazione al miglioramento della prestazione.

Ma esattamente, cosa si intende per mobilità articolare, e quanto è utile ai fini della prestazione sportiva e della riduzione di rischio infortuni?

 

Cos’è la mobilità articolare?

 

La mobilità articolare rappresenta un presupposto elementare per un’esecuzione qualitativamente e quantitativamente migliore, di un movimento (Harre 1976). Più interessante è forse la visione di Hahn. Egli definisce con l’espressione mobilità articolare (flessibilità) la capacità di utilizzare al massimo, nel modo migliore, le possibilità di movimento delle articolazioni (Hahn 1982).

Weineck entra più nello specifico delle attività sportive. Infatti afferma come una non sufficiente capacità di allungamento e rilassamento della muscolatura sia causa di difficoltà nell’esecuzione di un movimento coordinativamente e tecnicamente perfetto. Esso non potrà così essere eseguito in modo ottimale dal punto di vista dinamico e spazio-temporale.

La mobilità articolare, dunque, permette all’atleta di eseguire movimenti di grande ampiezza, in una o più articolazioni , con le proprie forze o grazie a forze esterne.

Cosa dicono gli studi sulla mobilità?

 

Negli anni, molti studi in letteratura sono stati svolti per confermare (o confutare) la tesi secondo la quale una carenza di mobilità sia il fattore di rischio principale nello sviluppo di infortuni muscolari o tendineo-legamentosi in varie discipline sportive. La letteratura non sia concorde al 100% su questa tesi. Tuttavia è necessario sottolineare come sicuramente una maggiore libertà di movimento consente all’atleta di essere più “funzionale”. In tal modo egli può esplorare range articolari maggiori ed esprimere i propri compiti motori in maniera più varia e completa possibile.

Molto probabilmente più che la mobilità articolare in sè, per un atleta è importante possedere un certo grado di forza per ogni grado di ROM esprimibile. Questa realtà molto spesso non viene analizzata negli studi.

Avere una mobilità, o meglio in questo caso flessibilità, fine a se’ stessa è poco utile. Altrimenti, atleti con un’importante lassità articolare sarebbero avvantaggiati, e sappiamo bene che non sempre è così. Ciò che conta sviluppare, è la capacità del corpo di “gestire” i vari range articolari in maniera conscia. Allo stesso tempo è importante acquisire mobilità-stabilità-forza. Ma andiamo per ordine..

 

Mobilità globale o segmentale? 

 

I diversi gruppi muscolari lavorano secondo catene muscolari. Per cui, l’accorciamento di un muscolo si ripercuote sull’intera catena. In tal modo si compromette il pattern di movimento (Weber, Bauman 1988, 219).

Basta questa definizione per comprendere come lo “stretching” e ancor più lo stretching settoriale di per sé  è inefficace. Non solo, potrebbe persino risultare pericoloso. Infatti, non lavorando in globalità, risponde all’esigenza di “allungare” solo parzialmente una struttura che in realtà dovrebbe ragionare come un unicum. Ciò è rischioso in quanto ai fini del movimento il corpo si esprimerà invece come una struttura molto più complessa. All’interno di essa i vari muscoli collaborano tra di loro per esprimere un’azione quanto più efficace ed efficiente (rispetto alle possibilità individuali) possibile.

Allo stesso tempo, l’accorciamento del singolo muscolo si esplicherà nella disfunzione di tutta la catena, e nei compensi messi in atto dalle altre per adattarsi al disequilibrio provocato dalla singola struttura.

 

L’approccio joint by joint alla mobilità 

 

Se vogliamo in qualche maniera “segmentare” il lavoro sulla mobilità articolare, diventa allora interessante definire l’approccio “joint by joint”.  Questo è stato reso famoso da Michael Boyle nel suo libro “Advances in Functional Training”. L’idea alla base è che le nostre articolazioni si sviluppino secondo una concatenazione di necessità. Alcune richiederanno una prevalenza (non totalità!) di mobilità, e altre di stabilità.

Queste due qualità, che noi sappiamo dover essere sviluppate contemporaneamente per ogni range di movimento, definiscono le articolazioni in alternanza fra loro e avremo quindi la seguente successione:

  • Caviglia: mobilità.
  • Ginocchio: stabilità.
  • Anca: mobilità.
  • Lombare: stabilità.
  • Toracica: mobilità.
  • Cervicale: stabilità.

 

L’approccio joint by joint in pratica

 

Pur essendo una suddivisine semplicistica, rende bene l’idea dell’approccio di lavoro corretto da eseguire nello sviluppo delle qualità dei vari distretti corporei. Come precedentemente detto però, ognuna di queste articolazioni necessità un certo grado di entrambe le componenti per poter lavorare correttamente.

Il concetto chiave però è un altro. Una disfunzione di uno dei segmenti corporei si ripercuote inevitabilmente su quello immediatamente successivo, o sottostante, nella catena. Una carenza di mobilità nell’articolazione della caviglia, oltre che mettere a rischio la struttura stessa, predispone ad un iper-lavoro l’articolazione del ginocchio. Questo dovrà compensare il proprio grado di mobilità, aumentandone il rischio di infortunio.

La definizione di Boyle quindi, se pur non dogmatica e incompleta, segue la richiesta di analisi “globale” dell’atleta e di azione sull’intero sistema, anziché sulle singole parti che lo compongono. 

 

Routine di mobilità articolare

 

Le 3 aree chiave che comunemente risultano più rigide e limitate sono quelle che dovrebbero essere invece dotate di maggior mobilità :

  • Caviglie. Una buona dorsiflessione è necessaria per i movimenti come camminare, scale, accovacciata ecc. Caviglie bloccate = problemi a monte e a valle.
  • Anche. Si tratta di una sfera e il giunto che dovrebbero possedere grande mobilità. Qui la rigidità è molto comune, e nostri stili di vita sedentari e sono la principale causa. La rigidezza in questo caso va ad influenzare molte altre regioni (ginocchio e parte bassa della schiena in particolare).
  • Spina dorsale toracica. Un’altra area comunemente rigida per colpa di posture errate, si ritrova a stare abitualmente in flessione.

Saper riconoscere le disfunzioni è fondamentale, soprattutto all’inizio della stagione, nella valutazione dell’atleta. Infatti ciò ci consente di mettere in atto una serie di strategie atte a ridurre, o risolvere, la problematica.

Infortuni e letteratura scientifica: una correlazione non chiara

 

Una piccola parentesi deve essere però fatta. Ad oggi la scienza non è concorde nell’affermare come limiti da un punto di vista di mobilità e conseguenti compensi vadano ad aumentare significativamente la probabilità di infortuni.

Infatti, un’atleta funzionale sarà, nella maggior parte dei casi, non un’atleta perfettamente simmetrico.  Sarà invece un sistema che sarà riuscito a mettere in atto tutta una serie di compensi che non solo non lo predispongono ad infortuni, ma addirittura potrebbero costituire un punto di forza da un punto di schema motorio.

La suddivisione tra queste due categorie, atleta funzionale e disfunzionale, è molto sottile.  Chiaramente un indizio in grado di aiutarci nella comprensione di ciò risiede nella sua storia di infortuni recente e passata.

 

Mobilità articolare: la nostra idea

 

Ecco perché l’analisi dell’atleta, la valutazione funzionale , come è stato ampliamente trattato nel webinar “OHS: uno strumento per la valutazione funzionale” e una base di valutazione biomeccanica (“la biomeccanica nel calcio”) sono elementi fondamentali nel bagaglio di ogni preparatore fisico. Egli necessita di queste skills per operare al meglio, per la salute e il miglioramento della performance dei propri atleti.

Sarà poi importante, dopo aver effettuato una corretta valutazione, creare i programmi di intervento specifico per ciascun atleta.

La programmazione dell’allenamento terrà conto dei principi di progressione del carico, dell’intensità e soprattutto della qualità tecnica dell’esecuzione. Gli esercizi di mobilità sono efficaci per il miglioramento della prestazione in tutti gli atleti.

 

Vuoi migliorare la mobilità dei tuoi atleti?

Iscritivi al webinar “Mobility Training”. Scopri come programmare al meglio un lavoro specifico con lo scopo di migliorare le qualità dei tuoi atleti. Clicca qui!

 

Bibliografia

 

  • Functional training for sport- Michael Boyle
  • Advanced in functional training for sport- Michael Boyle
  • Functional training for sport 2nd edition- Michael Boyle
  • L’allenamento ottimale- Weineck
  • Principles of sports training- Harre

 

 

 

Banner Orizzontale
Banner Verticale

Altri correlati: